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Museo d'Arte Orientale

Cap. 1 - Ingresso

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Ingresso

Il Museo d’Arte Orientale è una delle maggiori collezioni d’opere del periodo Edo. Dal 1603 al 1868 si affermò il potere shōgunale della famiglia Tokugawa, che riunificò il Giappone sotto un governo militare fortemente centralizzato e che impose la politica del sakoku, cioè la totale chiusura delle frontiere. In questo lungo periodo di pace, i guerrieri non erano impegnati in guerre e battaglie, ma si dedicavano principalmente allo studio delle arti marziali e delle arti.

Per assicurarsi la completa fedeltà dei feudatari, lo shōgun imponeva il sankin kōtai (“servizio alternato”): i daimyō dovevano risiedere alternativamente nei propri territori (gli han) e a Edo, l’attuale Tokyo. Le famiglie dei daimyō rimanevano invece “in ostaggio” a Edo. In questo modo, i feudatari erano costretti a mantenere una doppia residenza e a organizzare continui spostamenti, operazioni che assorbivano le loro finanze e impedivano la pianificazione di sommosse contro il governo centrale. Questa usanza delineò le modalità delle parate militari di rappresentanza in cui ogni daimyō presentava il proprio esercito personale perfettamente equipaggiato.

Su questo pianerottolo sono esposti magnifici esemplari di armature risalenti al periodo Edo (1600-1868), organizzate sugli antichi modelli del periodo Heian (794-1185). Ciascuna armatura è composta da elmo, corazza, gonnellino ed elementi protettivi per parti sensibili, quali spallacci, maniche e gambali, come dimostra lo schema di vestizione a lato della vetrina. Particolare è la struttura lamellare dell’armatura, con piastre in cuoio laccate e dipinte, tenute assieme da lacci colorati in seta, facilmente compattabile quando veniva riposta negli appositi contenitori. Estremamente leggera, l’armatura favoriva lo scontro corpo a corpo fra i guerrieri, che esaltava abilità, destrezza e lealtà del guerriero. Sotto l'armatura si portavano giacca e pantaloni leggeri in cotone o seta.

A protezione del viso vi è una maschera provvista in taluni casi da labbra laccate in rosso e setole naturali come baffi. Già presente in forma ridotta in epoche precedenti, la maschera a volto intero con gorgiera fu utilizzata a partire dal periodo Kamakura (1200-1300), momento in cui la cavalleria fu sostituita in gran parte dalla fanteria. Negli anni ’90, si è proceduto a un attento lavoro di restauro, attraverso l’intervento diretto sui materiali degradati da problemi fotochimici, ossidazione e alterazioni, dovuti alla lunga esposizione a luce e polvere. Molte armature sono ora conservate in deposito, mentre quelle esposte sono sistemate alla maniera giapponese.